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Ducati Panigale V4, le prestazioni prima di tutto

Ducati Panigale V4 at the factory

Qualche volta è necessario cambiare, magari invertendo la rotta rispetto alla propria storia e andando oltre dogmi che sembrano incrollabili. Succede nella vita e pure nell’industria dei motori, che abbiano intorno due o quattro ruote. Provate a chiedere alla Porsche che ancora riceve lamentele dagli appassionati per aver abbandonato il raffreddamento ad aria sulla 911, oppure alla Harley-Davidson che a un certo punto ha dovuto per forza ridurre le famose quanto fastidiose “good vibrations”. Dopodiché salite su una Ducati Panigale V4 e chiedetevi come mai a Borgo Panigale abbiano abbandonato uno dei principali marchi di fabbrica delle proprie moto, per passare a una soluzione utilizzata a fasi alterne da più o meno tutti i costruttori.

L’arrivo dei quattro cilindri

Anche se non è facile far digerire l’abbandono del bicilindrico a L ai “ducatisti” più integralisti, il progresso tecnico ed elettronico lo hanno reso necessario per rimanere competitivi nella categoria Superbike. La Panigale V2, infatti, non è ancora riuscita a vincere un titolo mondiale e se non dovesse farcela nemmeno quest’anno – nonostante il vantaggio di cilindrata di 200 cc rispetto alle quattro cilindri – sarebbe la prima Ducati a non cogliere l’iride nel campionato delle derivate di serie. Così dopo quindici anni di MotoGP con motori V4 e un titolo mondiale, i quattro cilindri arrivano anche nella produzione di serie, su quella che è l’ultima discendente della leggendaria famiglia di moto da Superbike nata nel 1987 con la 851, di cui l’esponente più famosa è sicuramente la 916.

Da 0 a 100 in meno di due secondi

Grazie al nuovo motore V4 a 90°, la Panigale è stata riprogettata nelle misure caratteristiche, accorciando l’interasse e ottenendo un migliore accentramento delle masse, fondamentali quando una motocicletta è pensata per avere prestazioni estreme. Il quattro cilindri da 1.103 cc eroga 214 CV a 13.000 giri e 124 Nm a 10.000 giri, portando a spasso un peso di soli 175 kg a secco. Gli altri numeri arrivano di conseguenza, con una velocità massima che supera i 300 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h inferiore ai due secondi. Va da sé che la Panigale V4, così come le sue colleghe che corrono in Superbike, non è una moto per tutti.

Ogni accelerazione è come un decollo

Considerando che in prima marcia può già superare la velocità massima consentita in autostrada, si capisce che questa è una moto progettata e sviluppata per l’uso in pista e che portarla su strada è solo un esercizio di stile. Quando ci si trova tra i cordoli, ammesso che il pilota abbia l’abilità e il fegato di sfruttarne in pieno le prestazioni, si rimane impressionati innanzitutto dalla spinta del motore. Il V4 italiano sembra non finire mai e ogni accelerazione si trasforma in un decollo verso l’iper-spazio. La stabilità in curva è incredibile e quando è ora di frenare l’impianto Brembo fa il suo lavoro, cercando di farvi uscire gli occhi dalle orbite. E quando pensate di andare forte, sappiate che in realtà state ancora passeggiando.

Alessandro Vai