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In Franciacorta con Alessio Turazza

Franciacorta

Oggi andiamo insieme alla scoperta di una delle aree che ha reso l’Italia famosa per la spumantistica: la Franciacorta. Per farlo ci siamo avvalsi dei consigli e delle opinioni di un esperto del settore, il Sommelier e giornalista Alessio Turazza. Spinti da una curiosità che non tutti sanno, ovvero che il passato vedeva come protagonista della Franciacorta la produzione di vini rossi, ci siamo domandati perché proprio lo spumante abbia avuto l’onore di renderla famosa. Si è trattato di un potenziale non ancora scoperto?

La coltivazione della vite in Franciacorta è una tradizione che non si è mai interrotta e le cui origini risalgono addirittura all’epoca Romana, ci racconta Alessio, spiegandoci come sia arrivata fino ai giorni nostri grazie alla presenza e al contributo dei Monasteri sul territorio. Ma ci conferma anche che, fino al secondo dopoguerra, si coltivavano per lo più uve a bacca rossa. La vera rivoluzione è avvenuta quando, negli anni ’60, gli imprenditori cominciarono a comprendere il potenziale del territorio per la produzione di spumante secondo il Metodo Classico. Quindi per rispondere alla domanda di prima sì, il potenziale non era ancora stato scoperto. I decenni successivi sono poi stati caratterizzati da ingenti investimenti e un forte spirito d’iniziativa che hanno reso la Franciacorta una delle aree più famose per la spumantistica. Pensate, talmente famosa che ha anche il suo calice: rispetto al classico calice a flûte, il calice Franciacorta, ci spiega Alessio, è più largo, caratteristica che consente a chi lo assapora di “apprezzare meglio il bouquet del vino, senza penalizzare il fascino ammaliante del perlage”, delle bollicine.

Quello del vino è un vero e proprio culto. Se dovessimo parlare nello specifico di culto dello spumante come lo descriverebbe Alessio Turazza ai nostri Gentlemen?

Il culto del Metodo Classico, passa attraverso i concetti fondamentali del rispetto del tempo e del piacere della complessità. Chi ha fretta e ama le semplificazioni, meglio rivolga altrove la sua attenzione. Dal momento della vendemmia all’apertura di una bottiglia passano almeno tre anni, ma non è raro arrivare a una decina. Il Metodo Classico è anche il regno delle sfumature, non c’è spazio per banali e facili schematizzazioni. Il metodo Classico è il mondo della tradizione e non delle mode. La stella polare resta per tutti lo Champagne, che grazie a secoli di storia ed esperienza, costituisce un modello e un punto di riferimento imprescindibile.

Vorremmo consigliare a chi desidera visitare la Franciacorta un tour. Quale sarebbe il tour ideale di Alessio Turazza?

Se dovessi consigliare un tour della Franciacorta proporrei come Prima tappa la zona del Monte Orfano, il rilievo più antico della zona, geologicamente diverso dalle classiche colline moreniche di gran parte della Franciacorta. Tre le cantine da visitare assolutamente: Faccoli, Acari + Danesi e Castello Bonomi. Seconda tappa la zona di Erbusco e Adro, il vero cuore del territorio franciacortino. Glia amanti dei grandi nomi potranno visitare Cà del Bosco, ma io consiglio di fare un salto soprattutto da Cavalleri, Uberti e Ferghettina. Per la Terza Tappa saliamo da Gussago verso Monticelli Brusati, con sosta da Mosnel, Lo Sparviere e in tre piccole cantine di giovani vigneron Andrea Arici, Rizzini e Alessandra Divella, che producono vini di spiccata personalità. Quarta e ultima Tappa nella zona a ridosso del lago d’Iseo con interessanti realtà da visitare, come Barone Pizzini, Bosio, Bersi Serlini e Chiara Ziliani.

Una volta terminato il nostro tour vorremmo scegliere un ricordo di quest’esperienza da portarci a casa. Per non sbagliare, su quali annate dovremmo orientarci? Alessio ci consiglia di seguire un principio generale dicendoci che i migliori risultati si ottengono nelle annate più fresche ed equilibrate e quindi: 2001, 2004, 2005, 2006, 2007, 2009, 2011, 2013.

E adesso passiamo ai consigli dell’esperto. Abbiamo chiesto ad Alessio di rispondere a qualche curiosità che pensiamo possa interessarvi in merito a metodo e temperatura di conservazione e di servizio.

Ci racconta come le bottiglie andrebbero conservate coricate al buio tra i 12 e 16 °C. Il suo consiglio è di aspettare almeno sei mesi dalla data del dégorgement (sboccatura) prima di stappare una bottiglia di spumante: “La sboccatura è un evento traumatico per una materia viva come il vino e dopo la ricolmatura con la liqueur d’expédition, il vino ha bisogno di un po’ di tempo per ritrovare la giusta armonia”. Sfata così la falsa credenza per cui gli spumanti andrebbero bevuti giovani aggiungendo anche che “se li conservate in cantina per qualche anno vi ripagheranno con evoluzioni aromatiche piacevoli e interessanti”.

Quanto alla temperatura di servizio invece, è importante che sappiate che il freddo “deprime la dimensione olfattiva del vino” per cui bottiglie affinate dai 24 ai 36 mesi andrebbero servite ad 8/10 °C, mentre i Millesimati o Riserve con affinamenti più lunghi a 10/12 °C così da valorizzarne la complessità aromatica.

Per il Gentleman l’attenzione ai dettagli è fondamentale ed è proprio su questi che, grazie ad Alessio Turazza, abbiamo potuto focalizzarci. Esiste forse un altro modo per rendere unica un’esperienza?