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Ritorno al vinile – una questione di stile

il ritorno del vinile

Mettere un disco sul piatto, pulirlo con uno straccetto morbido e farlo partire cercando la traccia che vogliamo ascoltare e magari commentarne il contenuto con gli amici o ascoltarlo in sottofondo durante una cena o un incontro romantico. Una pratica che fino a qualche anno fa sembrava parte di un passato ormai lontano e i giradischi o i vinili si trovavano quasi soltanto nei mercatini di antiquariato o nelle fiere del vintage, mete di appassionati nostalgici di un tempo che non poteva più tornare. Il vecchio vinile già ad inizio anni ’90 sembrava superato e messo in cantina dal più dinamico e apparentemente indistruttibile CD, più facile da maneggiare e più adatto alla frenesia della modernità, potendo contenere un maggior numero di canzoni da scorrere tutte d’un fiato e tutte su un lato. Niente di più sbagliato. L’avvento del digitale, dei file Mp3 e delle piattaforme I-Tunes, Spotify e via discorrendo, ha pian piano affossato il mercato del CD ma allo stesso tempo ha rilanciato quello del vinile, mai morto definitivamente grazie a poche piccole case discografiche e a qualche artista romantico, e tornato prepotentemente in auge negli ultimi anni.

Vinile a discapito dei CD

Soltanto negli Stati Uniti, nel 2018, sono stati venduti quasi 10 milioni di dischi, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In Italia invece la crescita nell’ultimo anno è stata di circa il 10% e il rinnovato interesse per il vinile è dimostrato dall’enorme messe di ristampe o di chicche da collezione che arrivano sul mercato ad ogni Record Store Day, la giornata mondiale dei negozi di dischi nata nel 2008 e che si celebra solitamente nel mese di aprile. Quest’anno l’appuntamento è per sabato 13 ed è già programmata la pubblicazione speciale di centinaia di titoli in edizione limitata o in un sciccoso vinile colorato. Si va dalla ristampa dell’album che Louis Armstrong dedicò alle canzoni della Disney a una serie di registrazioni inedite dei Rolling Stones, da una collection di David Bowie a un mini Lp degli U2 con alternate versions di alcuni dei loro classici (l’elenco completo delle uscite è facilmente consultabile sul sito recordstoreday.com). Un ritorno talmente prepotente che, sempre negli Stati Uniti, alcune storiche case discografiche hanno già chiuso gli stabilimenti della produzione dei CD per tornare a produrre vinili.

Il vinile, un supporto multi-sensoriale

Ma si tratta soltanto di una moda, legata al fascino del vintage o è un cambiamento davvero epocale nei gusti degli ascoltatori di musica e nella scelta dei supporti? Una risposta precisa la potremo avere solo tra qualche anno, anche se la sensazione è che questa tendenza durerà a lungo. Se la cosiddetta “musica liquida” sembra essere la preferita fuori di casa – in macchina, in palestra, durante una passeggiata nel parco – quando si torna tra le mura domestiche il classico disco sul piatto, da ascoltare, ma anche da guardare e toccare, sembra essere un’esperienza sempre più apprezzata, e non solo dagli Over 50. Il vinile pare essere diventato un vero e proprio status symbol, un oggetto da mostrare agli amici come un quadro di valore o una bella fotografia, ma allo stesso tempo è anche un’occasione di socializzazione, sia a casa riascoltando e commentando le canzoni di un grande classico con amici appassionati (il 66% dei vinili venduti sono ristampe di album del passato o comunque di opere che hanno più di tre anni), che nei negozi o nelle fiere sempre più numerose. E inoltre è un supporto che ci costringe a prenderci del tempo, ad ascoltare davvero la musica soffermandoci sui chi suona nelle canzoni o sui testi, solitamente presenti all’interno del disco assieme a una card che dà la possibilità di scaricare l’album in versione digitale.

La vendetta del vinile

Da un lato quindi la comodità e la possibilità di accedere a migliaia di canzoni in una cartella del telefono o nella collection che ci siamo costruiti su Spotify, dall’altra la tradizione che è ritornata attuale. E a breve, si parla addirittura entro il 2019, per gli audiofili più incalliti arriveranno i vinili in HD, caratterizzati da una qualità audio di gran lunga superiore a quella del vinile tradizionale. Alla faccia di chi decantava il suono perfetto del CD, storcendo il naso al minimo cenno di fruscio.

 

Giovanni Botti