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Rosé, un vino per i millennials

Rosé, a wine for millennials

L’estate è la stagione in cui si bevono con particolare piacere i vini freschi, profumati e fragranti. Un identikit che fa immediatamente pensare ai bianchi o agli spumanti. Tuttavia c’è un’altra categoria di vini che corrisponde esattamente al profilo tracciato: i rosé. Troppo spesso dimenticati e colpevolmente trascurati dalle carte vini, anche di ristoranti importanti, i rosati si stanno ritagliando nel mondo un ruolo di primo piano. A livello globale, i rosé hanno raggiunto la quota del 10% e in Francia hanno ormai abbondantemente superato il 30%. L’Italia, terzo produttore di rosati d’Europa dopo Francia e Spagna, continua ad avere un consumo interno molto basso, che non raggiunge il 5%.

Particolare attenzione da parte delle nuove generazioni

La tendenza positiva degli ultimi anni è costituita dal progressivo interesse che la generazione dei millennials dimostra nei confronti del mondo dei rosé. Le giovani generazioni, dai gusti più internazionali, meno radicati alle consuetudini e ai preconcetti del passato, vedono nel rosato un vino dallo stile informale, piacevole e facile da bere, anche per chi si sta avvicinando per la prima volta a questo mondo. Il rosé rappresenta il calice conviviale da bere in compagnia al momento dell’aperitivo o da degustare con gli amici, non necessariamente a tavola durante una cena. E’ un vino adatto da servire a un party a una festa all’aperto o come amano dire i francesi, un perfetto “vino da piscina”, proprio per indicare la sua vocazione legata al divertimento e a momenti piacevoli della vita. Per le sue caratteristiche, il rosato è anche molto duttile negli abbinamenti. I vini rosé sono ottimi al momento dell’aperitivo, per accompagnare antipasti, primi piatti di mare, guazzetti di crostacei, zuppe di pesce leggere o secondi piatti a base di carni bianche delicate.

Ma come si produce un vino rosato?

La pratica del salasso, ovvero il prelievo di parte del mosto durante la vinificazione dei rossi, è stata per fortuna quasi ovunque abbandonata. Oggi i rosati si producono vinificando in bianco uve rosse, con un breve contatto sulle bucce della durata di poche ore, giusto per estrarre profumi, aromi e colore. La tendenza degli ultimi anni, figlia della Rosé Revolution gardesana, guarda ai modelli provenzali, con colore petalo di rosa e profili dei vini che privilegiano la finezza e la freschezza, abbandonando gli aromi caramellosi e gli stucchevoli residui zuccherini, che rendono i vini morbidi e senza nerbo.

L’Italia offre un ampio panorama di vini rosé

L’area del lago di Garda può proporre il Valtènesi Chiaretto, floreale e fruttato o il Chiaretto di Bardolino, sapido e agrumato. Il centro Italia, un rosé ricco e maturo come il Cerasuolo d’Abruzzo o più fresco e verticale, secondo lo stile dei vini a base di sangiovese della Costa Toscana. La Puglia produce i raffinati e sottili rosé di Castel del Monte o i rosati più intensi e fruttati del Salento. La tradizione Calabrese è per vini piuttosto intensi e gastronomici, mentre la Sicilia può offrire la finezza e la freschezza minerale degli ottimi rosati dell’Etna.

Vino rosé Valtenesi

The Valtenesi vine-growing district on Lake Garda, photo courtesy of Consorzio Valtenesi

Non resta che scoprire il mondo dei rosati assaggiando qualche buona bottiglia proveniente da varie zone della nostra penisola.

Ecco qualche consiglio:

Valtènesi Riviera del Garda Classico DOC Chiaretto – Le Chiusure
Valtènesi Riviera del Garda Classico DOC “RosaGreen” – Pasini San Giovanni
Bardolino Chiaretto DOC – Cavalchina
Bardolino Chiaretto DOC Baldovino – Tenuta La Presa
Cerasuolo d’Abruzzo DOC “Baldovini” – Tenuta i Fauri
Cerasuolo d’Abruzzo DOC Giusi – Tenuta Terraviva
Murgia Primitivo IGT “Est Rosa” – Pietraventosa
Castel del Monte DOCG “Pungirosa” – Rivera
Val di Neto Rosato IGT “Terre lontane” – Librandi
Etna DOC Rosato Piano dei Daini – Tenute Bosco
Etna DOC Rosato de Aetna – Terra Costantino

Alessio Turazza